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Turismo ed epidemie.

Turismo ed epidemie.

Blog

17/02/2020



I danni del Coronavirus oltre il Coronavirus.

Il Coronavirus SARS- CoV-2 è un nuovo ceppo di Coronavirus che non è mai stato identificato prima di essere stato segnalato a Wuhan in Cina nel dicembre 2019. Secondo gli scienziati sarebbe fratello di quello che ha provocato la SARS. La sua denominazione infatti è "Sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus 2" (SARS-CoV-2).

Secondo le ultime cifre diffuse dal governo cinese, nel mondo sono 45.206 i casi confermati, con 1.117 morti (più della Sars) ma aumentano, parallelamente, i casi di persone guarite: 5.123.

Questi dati non sono confortanti, ma neanche la psicosi incontrollata lo è, considerate le implicazioni che può determinare a livello globale. Su un aspetto, infatti, i virologi concordano, che non sia il caso di creare inutili allarmismi. Ma sono tutti altrettanto concordi nel non sottovalutare la portata di questa emergenza continuando a lavorare responsabilmente per mitigare al massimo la diffusione “circolare” del virus nei diversi paesi del mondo.
Il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, parlando del possibile arrivo del virus in Italia ha dichiarato: «È fondamentale farsi trovare preparati. Diagnosticare subito i casi e mettere le persone in quarantena. Se non lo faremo, ci ritroveremo a correre dietro al virus, mentre è il virus che deve correre dietro a noi». Si auspica infatti un ingresso scaglionato del virus nei diversi paesi europei in modo da riuscire a contenerne gli effetti della diffusione. Tuttavia Ippolito precisa che «i virus, con il loro diffondersi, tendono ad attenuarsi. Nel 90-95% dei casi, il virus si manifesterà in forme di scarsa rilevanza. Ma ci potranno essere anche situazioni gravi e decessi. Il primo decesso in Europa motivato dal Coronavirus ha aumentato l'allarme mediatico, ma ricordiamo che ogni anno in Italia ci sono migliaia di morti per influenza, anche tra i più giovani. L'incidenza mortale per quest'ultima è di uno ogni mille casi; per il Coronavirus potremmo salire di un punto, ma non abbiamo dati sufficienti per affermarlo con certezza».
Preoccupa maggiormente la diffusione del virus in Africa dove la popolazione è già indebolita da altre malattie infettive (malaria, tubercolosi, infezioni da Hiv) e dalle piaghe della povertà e della malnutrizione. Si teme che in un contesto già critico di partenza possa avere effetti devastanti.

In queste ore si discute se la diffusione del nuovo Coronavirus sia una epidemia o una pandemia. La virologa Ilaria Capua dell'Università della Florida il 16 febbraio dalle pagine del Corriere della Sera, , sostiene, a differenza del Ministero della Salute italiano che utilizza il termine epidemia - che di pandemia si tratta “perché la popolazione del pianeta non ha anticorpi di difesa contro questo nuovo virus” e quindi le misure di contenimento messe in campo dalla Cina “non impediranno al virus di uscire, volta per volta, e di fare il giro del mondo”.
Lo sforzo della Cina, però, è stato definito dalla Capua “erculeo”. “Il contenimento – continua la virologa - è stato efficacissimo: nessun Paese avrebbe potuto fare tanto”. Va riconosciuto infatti che le autorità cinesi hanno implementato una serie di misure di controllo straordinarie in tutto il paese con lo scopo di garantire l'allontanamento sociale tra le persone e ridurne il movimento. Tre i principali provvedimenti sono stati sospesi i trasporti pubblici e chiuso l'aeroporto internazionale di Wuhan Tianhe. La portata di queste misure non ha precedenti e i costi economici per l'economia nazionale sono considerevoli.

L'OMS prevedendo che possano essere segnalati ulteriori casi nel mondo, incoraggia tutti i paesi a rafforzare le misure preventive, la sorveglianza attiva, l'individuazione precoce dei casi, il loro isolamento seguendo adeguate procedure gestionali e di contenimento, oltre a consigliare di rintracciare a ritroso i contatti per prevenire l'ulteriore diffusione.
L'assunzione di responsabilità da parte dei diversi paesi e la loro immediata presa di coscienza, unitamente all'adozione di specifici protocolli, è la massima garanzia che si possa avere per limitare la diffusione del nuovo Coronavirus. Informare i cittadini sulle norme comportamentali da adottare a scopo preventivo è altrettanto fondamentale.
Come è stata recepita dall'Italia la dichiarazione di “Emergenza internazionale di salute pubblica” dell'OMS? Il 31 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana ha dichiarato lo stato di emergenza. Del resto il rischio di propagazione in Europa è considerato alto a livello globale e la probabilità che si verifichino ulteriori casi importati in Europa è considerata medio-alta. Ma proprio l'adesione ad adeguate pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni, in particolare nelle strutture sanitarie nei paesi UE/EEA che hanno collegamenti diretti con le aree a rischio, fa sì che sia bassa la probabilità che un caso riportato nell'UE generi casi secondari all'interno dell'UE/EEA.

L'Italia sin da subito ha attivato una sorveglianza specifica per questo virus a livello nazionale. Ha immediatamente raccomandato di posticipare i voli non necessari verso Wuhan e, successivamente, con l'estendersi dell'epidemia, verso tutta la Cina. Il Ministro della Salute, con propria ordinanza, il 30 gennaio, ha disposto la sospensione del traffico aereo con la Repubblica Popolare Cinese, incluse le Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao estendendo l'applicazione del provvedimento anche a Taiwan.
Nel caso in cui sia presente un caso sospetto di nuovo Coronavirus a bordo di un volo di qualsiasi provenienza, viene immediatamente adottata una procedura di emergenza che prevede il trasferimento del paziente in isolamento presso una struttura ospedaliera designata e la tracciatura dei contatti stretti. Negli aeroporti è presente materiale informativo per i viaggiatori internazionali, in italiano, inglese e cinese.
Alla domanda quanto sia pericoloso, il Ministero della Salute risponde che “come altre malattie respiratorie, l'infezione da nuovo Coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale”. Le persone più suscettibili alle forme gravi, come spesso avviene, sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache. Essendo un virus respiratorio si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata (goccioline del respiro). Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.
Secondo l'OMS non è frequente l'infezione da nuovo Coronavirus prima che si sviluppino sintomi.

Ci si chiede soprattutto chi sia esposto al rischio di infezione. Sicuramente le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree infette dal nuovo Coronavirus. Attualmente sta circolando in Cina dove è segnalato il maggior numero di casi. Negli altri paesi la maggioranza dei casi riportati ha effettuato recentemente un viaggio in Cina. Pochi altri casi si sono manifestati in coloro che hanno vissuto o lavorato a stretto contatto con persone infettate in Cina.

Il periodo di incubazione rappresenta il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Si stima attualmente che vari fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. Non esiste ancora un vaccino perché si tratta di una malattia nuova.

Quali norme igieniche concretamente adottare per evitare di entrare in contatto con questo virus? Le stesse che si adottano per altri virus respiratori: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcol per eliminare il virus dalle mani, mantenere una certa distanza – almeno un metro – dalle altre persone, in particolare quando tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre, perché il virus è contenuto nelle goccioline di saliva e può essere trasmesso col respiro a distanza ravvicinata, evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani se presenti febbre, tosse o difficoltà respiratorie e se si è viaggiato di recente in Cina o se si è entrati in stretto contatto con una persona ritornata dalla Cina e affetta da malattia respiratoria. In questo caso occorre mettersi in contatto con il numero gratuito 1500 istituito dal Ministero della Salute.

Se si hanno sintomi lievi e non si è stati recentemente in Cina, è preferibile rimanere a casa fino alla risoluzione dei sintomi applicando misure igieniche come lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche, starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso, immediatamente dopo l'uso, e lavare le mani.

L'emergenza internazionale è innegabile, ma la maggior parte degli Stati, come l'Italia, adottano protocolli e misure preventive imponenti in stretto coordinamento con l'OMS e con gli altri paesi. Questo modus operandi nel suo insieme rappresenta una garanzia importante di tutela della salute pubblica.

L'emergenza, però, non è solo sanitaria. Il rischio è che la psicosi collettiva rallenti e cambi i connotati dell'intera economia mondiale. La sfiducia degli operatori a livello internazionale può innescare meccanismi molto pericolosi che possono impattare sulle economie dei diversi paesi in modo rilevante.
L'annullamento di viaggi d'affari, di fiere internazionali - come avvenuto di recente per il Mobile World Congress di Barcellona – di attività di interscambio, di attività di import/export, può gravare pesantemente sull'economia globale. Vi è il rischio che la psicosi diventi l'ago della bilancia di nuovi trend incontrollabili e non fondati sulla ragionevole necessità di tutela della salute pubblica.

Al BIT (Travel Exhibition) di Milano, conclusosi lo scorso 11 febbraio, i cinesi sono stati i grandi assenti e sappiamo bene quanto la Cina incida sui mercati internazionali in tutti i settori, incluso quello turistico. Il Carnevale di Venezia è un altro indicatore eloquente: dalla città lagunare lamentano che quest'anno la storica manifestazione non riesca a decollare. E, dopo l'acqua alta, possiamo dire con amarezza che piove sul bagnato.
Il Centro Studi Turistici di Firenze (Assoturismo) prevede che a causa del Coronavirus vi sarà un calo del 30% delle presenze turistiche cinesi (circa 1,6 milioni in meno) e del 6% degli altri turisti stranieri (-11,6 milioni), per una perdita totale di 13,2 milioni di presenze turistiche, con un danno diretto per il turismo italiano di 1,6 miliardi di euro di spesa. Le regioni più colpite saranno il Lazio, la Toscana, il Veneto e la Lombardia, che insieme coprono oltre l'80% dei pernottamenti dei turisti cinesi.

È evidente come un isolamento della Cina incida negativamente non solo sull'economia cinese ma anche sulle economie del resto del mondo e come questo fatto debba indurre tutti gli operatori economici a contenere la psicosi e i governi a informare in modo massiccio e tempestivo i cittadini sugli sviluppi della situazione. Ma è anche vero che si registrano esempi poco responsabili di come aggirare l'ostacolo. Alcune compagnie straniere non chiudono i voli con la Cina e aggirano il divieto facendo scalo da qualche parte.

Nel 2020, l'emergenza Coronavirus potrebbe generare un segno negativo per l'incoming turistico italiano, con una contrazione della spesa turistica di ben 4,5 miliardi di euro, pari a circa il 5% per cento del prodotto interno lordo del settore, il cui 70 per cento, pari a 3,2 miliardi di euro, concentrata in quattro sistemi turistici regionali: Veneto, Toscana, Lazio e Lombardia. È quanto emerge da uno studio dell'Istituto Demoskopika che ha tracciato una mappa dei possibili effetti sul turismo italiano a seguito dell'allerta Coronavirus. La contrazione del consumo totale di beni e servizi da parte del viaggiatore nel paese visitato (alloggio, pasti, intrattenimenti, souvenir, regali, altri articoli per uso personale, ecc.), sarebbe – si legge nell'indagine – una diretta conseguenza della riduzione degli arrivi, quantificata in 4,7 milioni che genererebbero, a loro volta, circa 14,6 milioni di presenze in meno rispetto al 2018.
Raffaele Rio, presidente dell'Istituto Demoskopika, in queste ore lancia una proposta-provocazione: «Se emergenza persiste, il governo si attivi per lo “stato di calamità turistica” introducendo un sostegno economico per gli operatori turistici colpiti».

I mercati reagiscono in modo imprevedibile e alcune destinazioni turistiche, a causa della situazione cinese, paradossalmente hanno un “vantaggio competitivo” (le virgolette sono d'obbligo): in questi giorni le compagnie aeree di Finlandia, Bielorussia e Uzbekistan hanno chiesto alle regioni del sud d'Italia di aprire delle nuove tratte aeree per i loro turisti. In sostanza, se da una parte i flussi turistici decrescono, dall'altra si spostano a Ovest verso destinazioni considerate più sicure. Mentre la paura generalizzata comporterà riduzioni sensibili dei costi su determinate aree, come la Tahilandia ad esempio, finalizzate a incoraggiare i turisti a scegliere queste mete recepite come “borderline”.

Ma, al di là di ogni scenario ipotizzabile, una cosa è certa: al momento gli operatori dell'industria turistica rilevano fenomeni molto eloquenti generati dal disorientamento generale come la maggiore frequenza nel cancellare i viaggi, la richiesta di posticiparli o di cambiare destinazione.

Secondo Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti «La tutela della salute pubblica è assolutamente prioritaria, ma è necessario anche prendere tutte le misure utili per evitare che si diffonda un clima di psicosi. Alla Bonaccorsi (ndr Sottosegretario ai Beni e le Attività Culturali) chiederemo di promuovere una campagna informativa per dare la giusta dimensione della vicenda all'opinione pubblica».

Il duplice ruolo dell'informazione da parte dei governi e del mondo scientifico rispetto alla necessità di arginare il virus e parallelamente di contenere la psicosi è fondamentale. Da sempre, l'uomo ha paura di ciò che non conosce e molto spesso la paura, come nel caso del Coronavirus, diventa una complicanza seria in grado di cambiare le sorti dell'umanità.

Fonti: Ministero della Salute, Istituto Demoskopica, Assoturismo Confesercenti, Spallanzani.

Marina Ricci - Redazione ACT