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Il nuovo turismo tra cadute e riscosse.

Estate 2020, una palestra per allenare gli italiani al turismo sostenibile. Intanto i tour operator ribadiscono che il turismo non è solo alberghi e stabilimenti balneari.

Il nuovo turismo tra cadute e riscosse.

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13/07/2020



Siamo dentro la storia. Sul fatto che l'estate 2020 porterà una drastica riduzione dei flussi turistici provenienti dall'estero non vi sono dubbi. Fra rilevazioni, stime e proiezioni il calo ormai è certo e quantificabile.
Federturismo stima una riduzione del 55 % dei turisti stranieri in Italia con una perdita di 65 miliardi di euro solo per la stagione estiva imputabile appunto al calo delle presenze straniere che, lo ricordiamo, in tempi normali rappresentavano oltre la metà dei flussi turistici nel nostro Paese. A rischio sarebbero secondo le stime di Federturismo, 82.000 lavoratori e il 25 % delle imprese del settore.

L'Italia si porta dietro una ferita profonda, quella dei suoi morti e oggi si trova a fare i conti con un dato parossistico che si è trasformato nell'ago della bilancia del turismo, cioè l'elevato numero dei decessi da Covid-19 in rapporto alla superficie nazionale.
L'Italia è fra i primi paesi al mondo della lista nera con 34.926 decessi (Fonte: Dipartimento Protezione Civile), superata solo da Stati Uniti* con 131.884, Brasile* 67.964, e Regno Unito 44.517**.
Nonostante in Italia la diffusione del virus sia in fase discendente, non è stato possibile abbassare la guardia dal momento che il virus non è ancora scomparso dalla faccia della Terra. Il 10 luglio ha segnato un nuovo record di contagi, 228.186 nuovi casi in un solo giorno, andando ben oltre le previsioni dei virologi che a fine giugno avevano stimato che si sarebbe potuto arrivare a 100.000 casi in più al giorno. La ripresa della libera circolazione dei cittadini per il mondo è un potenziale veicolo di diffusione nonostante le misure restrittive imposte dai governi, considerato che alcuni paesi extraeuropei, com'è noto, sono in questo momento nell'occhio del ciclone. Occorre dunque restare in allerta per tentare di prevenire, schivare ed eventualmente fronteggiare possibili ondate di ritorno.

Il Governo italiano è rimasto sintonizzato sugli andamenti epidemici e così come lo scorso 3 giugno aveva scelto di aprire le frontiere ai paesi dell'Area Schengen - primo fra tutti i paesi membri (gli altri avevano aperto il 15) - contrastando i danni neanche tanto indiretti che sarebbero potuti scaturire dagli accordi bilaterali fra paesi che escludevano l'Italia, sulle riaperture extraeuropee si è imposto invece un rigore maggiore rispetto alle altre nazioni europee e ha optato per una linea di condotta più cauta essendo peraltro di competenza nazionale le decisioni in materia di confini esterni. Del resto per l'Italia quella del Covid-19 è una storia a sé e il timore che con la riapertura delle frontiere esterne possano ripartire i contagi, è più che legittimo, considerata la velocità di diffusione del virus e soprattutto la nostra esperienza.
Lo scorso 30 giugno il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un'ordinanza in controtendenza con altri paesi membri che avevano deciso di riattivare dal primo luglio i collegamenti con 15 paesi extra-Ue attenendosi a una lista fatta e approvata a Bruxelles. L'elenco, comprendente Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay, rappresenta un tentativo di uniformare le scelte fra paesi UE con l'intento di evitare soprattutto l'apertura ai paesi più a rischio. Sono infatti rimasti fuori dalla lista Usa, Russia e Brasile mentre l'apertura alla Cina è stata vincolata alla garanzia di reciprocità.

L'Italia dunque mantiene tuttora l'obbligo di quarantena di 14 giorni e la “sorveglianza sanitaria” per le persone provenienti dai Paesi extra-Schengen anche nel caso in cui siano transitate in un paese interno all'area Schengen. Vi è infatti il rischio che i cittadini di queste 15 nazioni entrino in un altro paese europeo per poi arrivare in Italia grazie alla libera circolazione intra-Ue. Proprio per questo si stanno studiando controlli aggiuntivi rispetto a quelli che si fanno ai confini, come le verifiche negli hotel.

Inoltre con l'ordinanza del 9 luglio il Ministro Speranza ha sospeso i voli diretti o indiretti da e per Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana. In ogni caso le persone che nei quattordici giorni precedenti hanno soggiornato o sono transitati in questi paesi non potranno entrare o transitare in Italia.
“Nel mondo la pandemia è nella sua fase più acuta – ha spiegato Speranza –, non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi”.
Per quanto riguarda gli Italiani che vivono o sono passati da uno di quei 13 Paesi, il blocco non vale. Possono rientrare ma devono mettersi in isolamento per 14 giorni dopo l'arrivo.

Ma vediamo in quale contesto più generale si colloca la questione del turismo così strettamente correlata agli andamenti del virus. In queste ore scienziati e politici sono divisi sulla eventualità di prorogare lo stato d'emergenza. Il Presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli è favorevole alla proroga dello stato d'emergenza perché - sostiene - “c'è il rischio che la situazione peggiori di nuovo. Lo stato di emergenza ci consente di essere più reattivi. Se poi tra tre mesi l'epidemia è finita, si fa in tempo a cambiare”.

Usate tutte le cautele del caso, vista la situazione epidemiologica, bisognerà però tenere conto che il comparto turistico sta avendo la peggio, come lamentano diverse associazioni di categoria impegnate in queste ore non solo a quantificare le perdite, ma anche a denunciare il rischio di collasso delle diverse filiere e le ricadute in termini occupazionali considerato che gli occupati sono complessivamente 4,2 milioni.

Astoi Confindustria Viaggi in un duro comunicato indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro Dario Franceschini, chiede misure atte ad evitare il tracollo del sistema quali ad esempio il prolungamento della cassa integrazione in deroga fino a dicembre 2020. “Con l'allungamento di ulteriori 9 settimane – scrive Astoi – si prolunga la scadenza dei termini a metà agosto ma molte imprese continueranno a non poter vendere nulla, visto che le mete estere sono di fatto interdette”.
"Siamo in presenza del cosiddetto «delitto perfetto» - continua Astoi - da un lato nessun aiuto reale alle imprese del comparto in termini economici, dall'altro si impedisce di fatto che queste imprese si salvino da sole riprendendo la propria attività, visto che, Italia a parte, i corridoi turistici rimangono chiusi e, per quelli aperti, viene disposta la quarantena al rientro, escludendo ogni reale possibilità di fruizione della vacanza in quei paesi".
L'associazione di Confindustria, che rappresenta il 90 % del tour operating italiano, sottolinea che “il settore non è fatto solo di alberghi e stabilimenti balneari, si tratta di una filiera complessa i cui attori sono tutti ugualmente indispensabili e contribuiscono nello stesso modo a muovere gli ingranaggi di una macchina che rappresenta il 13% del Pil nazionale, equivale a 232,2 miliardi di euro ed è uno dei principali motori della nostra economia".

Da Federturismo Confindustria intanto la Presidente Chiara Lalli ha preso parte attivamente ai lavori degli Stati Generali accogliendo con soddisfazione la “messa a punto” del Governo sugli stagionali, inizialmente esclusi dal contributo dei 600 euro. Lalli dalle pagine del Sole24Ore non ha perso l'occasione per ribadire la necessità di riprogettare l'industria dell'accoglienza turistica anche potendo contare sugli interventi pubblici. Secondo la Presidente la pianificazione va fatta a livello di Sistema Paese e deve essere orientata allo sviluppo di infrastrutture e di apparati digitali atti a facilitare i collegamenti anche le aree più interne del paese. “Negli ultimi anni ha dichiarato la Presidente di Federturismo Confindustria - l'industria italiana del turismo era stata segnata da una forte crescita. Ma la situazione non era tutta rose e fiori nemmeno prima. Dobbiamo imparare dalle difficoltà e cambiare quello che non funzionava, ad esempio la scarsa attenzione all'ambiente, che mette a rischio proprio le nostre bellezze e i territori di cui beneficiano le nostre aziende. Noi imprenditori siamo per primi siamo interessati a un approccio più sostenibile del turismo”.

Nonostante le evidenze della contrazione economica per l'intero settore, vi sono diversi segnali interessanti che fanno ritenere che è legittimo sperare che tutto riparta a pieno ritmo sebbene con logiche differenti. Si stanno naturalmente creando nuove nicchie di mercato ed è tutto un proliferare di start-up che intercettano i fondi europei per cogliere le opportunità legate al rilancio dei territori in un'ottica sistemica di marketing territoriale dalle logiche molto europee, volta, per definizione, a favorire le interrelazioni fra stakeholders e settori strategici dell'economia. In questa progettualità legata ai territori il tema del turismo sostenibile diventa centrale quando si parla di riqualificazione, sviluppo e valorizzazione delle comunità locali.

D'altro canto agli operatori turistici viene richiesto uno sforzo creativo anche per quanto riguarda la riformulazione dell'offerta e l'aggiornamento dei servizi nella consapevolezza sia più conveniente per tutti conformarsi con maggiore approssimazione alle esigenze dei viaggiatori. Alle imprese viene richiesto di evolversi individuando nuovi modelli di business più rispondenti alle richieste del mercato sempre più segmentato e di agire attraverso politiche commerciali più allineate ai nuovi scenari. Ad esempio nella centrale Piazza Navona a Roma, i principali bar e ristoranti che prima lavoravano con il turismo di massa, oggi stanno adottando formule innovative più incentivanti puntando sui residenti che si stanno letteralmente riappropriando della città. Romani e turisti italiani oggi possono contare su una proposta sfiziosa per l'aperitivo, tavoli distanziati e prezzi popolari, fra i 3 euro e 50 e i 10. Soprattutto i residenti stanno acquisendo una nuova consuetudine, quella di ritrovarsi nei bar della storica piazza, prima quasi totale appannaggio dei turisti stranieri. Certo, non sarà ovunque così, ma questi segnali legati alla capacità di reinventarsi testimoniano un trend da non sottovalutare.

Per tornare a essere competitivi o cominciare a esserlo - è il caso dei borghi e delle aree rurali -, occorre fare un cambio di mentalità. I turisti si aspettano una calibrazione dell'offerta turistica sui propri gusti, le proprie passioni, e i territori, soprattutto quelli italiani, da questo punto di vista presentano un enorme potenziale fra bellezze paesaggistiche, architettoniche, beni artistici, storia, cultura, enogastronomia, parchi naturali e aree protette.
Non resta che sperare che l'estate 2020 diventi una palestra per provare a essere più flessibili e creativi, una palestra organizzata sulle necessità degli Italiani senza dimenticare i turisti stranieri che già da qualche anno stanno cercando di farci capire che sono più esigenti di prima e non amano più essere considerati come una massa informe, bensì come individui.
Dunque la sfida 2020 è creare o rafforzare tutti i “turismi” possibili, ma soprattutto superare la crisi e ripartire con una marcia in più, quella della sostenibilità a oltranza.

 

* Ultimi dati OMS. Fonte: Health Emergency Dashboard, 10 luglio ore 08.14 am

**Ultimi dati OMS. Fonte Dashboard Who European Region, 09 luglio, ore 10:00 am


Marina Ricci - Redazione ACT