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Tornare a crescere.

Recovery Plan, il piano per la ripresa europea, è orientato alla transizione green e digitale. È in corso la discussione sul turismo.

Tornare a crescere.

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14/12/2020




Come atterreremo sul 2023, anno in cui il settore del turismo dovrebbe tornare ai volumi finanziari antecedenti la pandemia? Secondo le previsioni dell'Ufficio Studi Enit, i visitatori totali internazionali e nazionali diminuiranno del -49% nel 2020 rispetto all'anno precedente, per un totale di circa 57 milioni; i pernottamenti turistici totali diminuiranno di 186 milioni e la spesa di quasi 71 miliardi di euro. Entro il 2023 il turismo complessivo avrà ripreso a superare leggermente i numeri del 2019, con +1% di visitatori totali rispetto al 2019. Questo processo sarà trainato dal turismo interno, mentre i visitatori internazionali pernottanti resteranno ancora inferiori del -5% rispetto ai volumi del 2019 nel 2023.

Al di là delle stime, molto dipenderà dalle attività “preparatorie” che il Paese sarà in grado di attuare avvalendosi anche degli strumenti pluriennali di crescita e resilienza posti in essere dal Recovey Fund, il piano che intende sfruttare appieno le potenzialità offerte dal bilancio dell'Unione e contribuire così a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia, rilanciare la ripresa in Europa, proteggere l'occupazione, creare posti di lavoro e contemporaneamente gettare le fondamenta per il futuro di un'Europa moderna e più sostenibile.
Il Next generation Eu, uno dei provvedimenti del Recovery Fund, per tutti i paesi membri rappresenta, con i suoi 700 miliardi, una carta da giocare in modo strategico.
In Italia in queste ore ci si chiede se il turismo, un settore da sempre legato a doppia mandata allo sviluppo economico, sia stata data la giusta centralità nella bozza del Piano che sta redigendo il Governo ed è contestualmente lecito interrogarsi, incrociando i dati previsionali con i possibili interventi progettuali, su quale potrà essere il volto del turismo dopo la pandemia.

Diciamo subito che il Recovery fund, per vocazione è orientato al rilancio e ammodernamento delle economie dei paesi europei e si prefigge quattro macro-obiettivi: la promozione della coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione, il rafforzamento della resilienza economica e sociale, il contenimento dell'impatto sociale ed economico della crisi e il supporto alla transizione verde e digitale.
L'Europa fissa molto chiaramente le linee guida che dovranno rispettare i paesi membri stabilendo che gli interventi dovranno rispondere al green per il 37% e al digitale per il 20% del totale della cifra disponibile. Per il momento l'Italia nella bozza circolante del suo Recovery Plan ha superato di poco queste soglie ripartendo così i fondi: 40,8% sul green e 23% sul digitale per un totale del 64% della cifra totale, 196 miliardi di euro.

Ma torniamo al turismo. Sebbene la bozza del Recovery menzioni cultura e turismo come “due dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia”, riserva a essi solo 3,1 miliardi su 196, cioè l'1,6 % del totale. Si legge che le risorse destinate al turismo dovranno sostenere una serie di interventi che vanno dalla digitalizzazione del patrimonio culturale al potenziamento della formazione turistica professionale di qualità, anche attraverso la creazione di una struttura nazionale per la formazione del personale addetto alle attività turistiche, alla promozione  di grandi attrattori turistico-culturali, dalla Biennale di Venezia all'Auditorium che sorgerà presso l'ex manifattura dei Tabacchi di Palermo ai piccoli borghi storici e rurali.
Ma dalle associazioni di settore si chiedono come possano bastare 3,1 miliardi di euro a risollevare le sorti del comparto. Secondo Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, “al turismo, settore più colpito della pandemia, che vale più del 13% del Pil e a parole viene definito strategico per lo sviluppo del Paese, viene dedicata scarsa attenzione, con una dotazione finanziaria esigua”.

Occorre però evidenziare che il Next generation Eu fissa obiettivi generali quali la lotta al cambiamento climatico e la transizione digitale, ma impone chiaramente a ciascun paese membro di affrontare con misure efficaci i propri punti deboli, quelli elencati nelle Raccomandazioni pubblicate annualmente e dirette ai singoli paesi. L'Italia, ad esempio, dovrà tentare di recuperare il gap su lentezza della giustizia civile, bassa partecipazione della donna al mercato del lavoro, risultati scolastici tra i peggiori dell'Ue e insufficienza degli asili nido. Questi paletti in qualche modo limitano i margini di manovra sull'impiego delle risorse. Inoltre occorre tenere presente che tale cifra, per quanto esigua, va contestualizzata nel quadro generale degli altri interventi del Piano. È possibile infatti ritenere che parte delle risorse destinate ai progetti di transizione green e digital relativi all'ammodernamento dei territori ricadranno indirettamente sul settore turistico o sui settori a esso collegati anche in termini di indotto.

Facendo il punto su quanto avviene al di fuori dal Recovery Fund in termini di apporti e supporti al settore, ricordiamo i decreti ristori delle indennità una tantum da mille euro per i lavoratori del settore, il decreto ristori quater che prevede uno stanziamento di 350 milioni di euro a favore del comparto della meeting industry e altri 10 milioni di euro da destinare al fondo per agenzie di viaggio e tour operator per cui erano già stati resi disponibili 400 milioni, l'aumento dei contributi a fondo perduto per alberghi e altre attività, raddoppiati per gli stabilimenti termali e i ristoranti, la cancellazione della seconda rata Imu, la sospensione dei versamenti contributivi, l'estensione del bonus vacanze fino al 30 giugno 2021.

Resta il fatto che occorrerà mantenere alta l'attenzione ai diversi tavoli di lavoro governativi e non sulla capacità intrinseca del turismo di essere propulsore di sviluppo e crescita economica.  Lo stesso ministro Dario Franceschini aveva dichiarato che “ogni euro investito in cultura ne attiva due in termini di crescita”.

In vista del ritorno ai volumi finanziari del 2019 stimato dagli analisti per il 2023, bisognerà preparare il terreno perché il turismo possa contribuire esso stesso all'ammodernamento dell'Italia rafforzando il suo ruolo nelle dinamiche di sviluppo sistemico dei territori e perché si creino le condizioni per un miglioramento qualitativo degli standard in modo da potenziare l'offerta complessiva e ricostruire il brand Italia in ambito internazionale.
Ricordiamo che il turismo in Italia prima della pandemia rappresentava il 13,2% del PIL, pari a 232 miliardi di euro, con il 14,9% degli occupati sul totale e cioè 3,5 milioni di addetti. Ma nonostante questi indicatori e il fatto che il nostro Paese sia tuttora idolatrato, dovremo mettere in conto che sarà necessario aumentare il tasso di competitività e prepararsi a una partita giocata sulla qualità e su nuovi punti di forza.

Il tempo per riflettere c'è, visto che i piani nazionali del Recovery Fund dovranno essere presentati entro il 30 aprile 2021.

 

Marina Ricci - Redazione ACT