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Smart village, perchè no?

Succede in Italia: comuni ricchi di storia e tradizioni secolari puntano sull’innovazione e la sostenibilità. Parte con AgID un programma per traghettare nel futuro le città e i borghi del Bel Paese.

Smart village, perchè no?

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18/01/2021



L'accelerazione dei processi di trasformazione tecnologica e digitale determinata dalla pandemia, ha posto l'accento sulla necessità di una crescita sostenibile diffusa al punto che l'epiteto smart oggi è riferito sempre di più anche ai borghi nella locuzione anglosassone smart village.
Molte aree del Paese, come quelle rurali, penalizzate dall'essere “marginali” per motivi geografici ed economici, vengono considerate strategiche sul piano dello sviluppo sostenibile. Non solo, i borghi sono destinati a diventare le nuove “piccole patrie” elettive di molti Italiani che, svincolati dalla city grazie allo smart working, possono scegliere di lavorare da remoto in luoghi più a misura d'uomo, immersi nella natura e nella bellezza.

Si aprono dunque nuovi scenari legati al godimento dei territori riferiti non solo il turismo di prossimità, ma anche l'abitare in quanto tale, un verbo che diventerà sempre più declinabile.
I piccoli comuni possono infatti rappresentare un'alternativa economica e green alla grande città in grado di favorire una migliore qualità della vita (sempreché le attese in termini di servizi non vengano deluse). Diverse piccole città sono a caccia di smart workers e stanno studiando il modo per attrarre nuovi abitanti. Di recente il Comune di Rieti ha deciso di riservare incentivi a chi si trasferisce nella città per lavorare in smart working. “Rieti Smart Village” prevede infatti la messa a disposizione di un voucher per l'affitto riservato a chi scegli di risiedere in città per un periodo di almeno tre mesi.
In Molise, il Comune di Castropignano ha approvato un regolamento che prevede di “regalare” le abitazioni abbandonate nel centro storico a chi si impegna a ristrutturarle.
Santa Flora sul Monte Amiata, in Toscana, punta invece a diventare il primo “Smart Working Village d'Italia” con un bando da 30 mila euro destinato a coprire il 50 % dell'affitto di chi, lavorando da remoto, decida di trasferire la propria residenza a Santa Flora.

Le stesse grandi città proiettandosi nel post-Covid stanno cominciando a ragionare su nuovi modelli di smart cities, sulla “vita di prossimità” al punto che fioriscono progetti come quello delle “città dei quindici minuti” che ha già conquistato Milano e molte altre città italiane sulla scia di Parigi.La vita nelle città viene ripensata attraverso le variabili del tempo e dello spazio e la componente imprescindibile della mobilità, ipotizzando programmi urbanistici in grado di ridurre al minimo i tempi di percorrenza anche in considerazione della “desincronizzazione” causata dall'affermarsi dello smart working.  La riscoperta della dimensione di quartiere e lo sviluppo delle attività commerciali e culturali di prossimità dovrà concorrere a evitare il pericolo oggi rappresentato dagli assembramenti. Quella dei “distretti finanziari” e dei quartieri di uffici separati dalle zone residenziali diventerà presto una concezione anacronistica della città. Così i pendolari in fila dentro le auto o la calca in metropolitana se dovesse affermarsi questo trend, diventerebbero un brutto ricordo.

Uno dei programmi più imponenti a livello governativo è senza dubbio Smarter Italy promosso dal Ministero dello Sviluppo economico (Mise), dal Ministero dell'Università e della ricerca (Mur) e dal Ministro per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione.
Smarter Italy, attuato dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), parte con l'adesione di 23 Comuni selezionati di cui 11 città definite ‘Smart Cities' e 12 piccoli centri definiti “Borghi del futuro' e ha l'obiettivo di migliorare la vita delle comunità e dei cittadini attraverso la sperimentazione nei territori di soluzioni tecnologiche emergenti in diversi ambiti: mobilità, ambiente, benessere della persona e beni culturali.
La dotazione finanziaria per la realizzazione di Smarter Italy è complessivamente di oltre 90 milioni di euro.
I Comuni selezionati, che esprimeranno fabbisogni da soddisfare con servizi innovativi, diventeranno laboratori di sperimentazione di tecnologie emergenti. Alle gare appaltate da AgID potranno partecipare imprese, start-up, università, centri di ricerca, enti del terzo settore e liberi professionisti.

Le prime aree di intervento del programma:

- Smart Mobility per il miglioramento sostanziale dei servizi per la mobilità di persone e merci nelle aree urbane; valorizzazione dei beni culturali (Cultural Heritage) per la valorizzazione economica e turistica delle aree di rilevanza storica e artistica;
- Benessere sociale e delle persone (Wellbeing) per il miglioramento dello stato psicofisico dei cittadini;
- Protezione dell'ambiente per il miglioramento della situazione ambientale in tutti i suoi aspetti.
Ulteriori aree di intervento potranno essere identificate con l'avanzamento del Programma, tenendo conto degli obiettivi posti dai soggetti che vi aderiranno.

Il turismo con il suo portato indiscusso, può contribuire a creare valore economico, sociale e culturale e, in una logica di reciprocità, ricevere maggiore impulso da programmi orientati allo sviluppo. I flussi dei viaggiatori cresceranno nelle aree interne dell'Italia se crescerà in parallelo la capacità intrinseca dei territori di essere più smart, ospitali e inclusivi e di dotarsi di tutti i servizi che un cittadino del mondo si aspetta di trovare. Una migliore qualità della vita dei residenti viene spesso associata infatti a migliori performance turistiche. Nei nuovi universi integrati e interconnessi rappresentati dalle ‘smart cities' e dai ‘borghi del futuro', la sostenibilità e il digitale sono i concetti ricorrenti, pervasivi e trasversali di ogni progettualità improntata a una visione innovativa ed europea dei territori.
In questo ambito l'adeguamento delle infrastrutture fisiche e il potenziamento delle infrastrutture digitali restano conditio sine qua non del processo di sviluppo e transizione verso una “nuova era”. La prima sfida che ci si pone davanti è riuscire a rendere concreto il potenziale tecnologico e culturale ancora in gran parte inespresso partendo da un buon utilizzo del Recovery Fund.

Il nuovo volto dell'Italia si spera possa rispecchiarsi quanto prima nella contemporaneità. Ma il successo sarà garantito solo se saremo in grado di preservare e valorizzare, accanto al nuovo, l'inestimabile patrimonio identitario dei nostri luoghi ricchi di storia e cultura millenaria.

Marina Ricci - Redazione ACT