| Nota Editoriale: Questo articolo è stato realizzato nell'ambito del project work del modulo Comunicazione & Digital Storytelling dei corsi e master di Accademia Creativa Turismo. |
Ho vissuto cinque mesi a Bali. Me ne sono innamorata al punto da aver già prenotato i voli per tornarci. È un luogo che per me ha il sapore di casa. Con un posto, quando ci rimani abbastanza a lungo, si crea una connessione. La mia è nata tra villaggi remoti, incontri fortuiti e antiche cerimonie.
Bali è una meta tanto gettonata quanto sottovalutata. Fermarsi ai luoghi da cartolina di Instagram è un’occasione persa, perché c’è molto altro da scoprire. Forse è anche perché chi racconta quest’isola segue spesso solo una logica commerciale. Ma questa è la Bali che ho conosciuto io, passandoci più tempo, quella di cui vorrei farti innamorare. La musica, le tradizioni, le cerimonie e festività a Bali sono gli elementi che ti mostrano il vero lato dell’isola che resiste nel tempo. Un tema ampio e complesso, di cui si parla poco, ma che racchiude il cuore di questa cultura unica al mondo.
Sono Emanuela Campanella, travel designer certificata, e in questo articolo voglio raccontarti di una Bali di cui pochi parlano.
Induismo balinese: perché Bali è l’Isola degli Dei
Perchè ti piace così tanto Bali? Me lo sono sentita chiedere decine di volte e ogni volta mi tornano in mente dettagli diversi di quest’isola. I colori dei Canang sari, le piccole offerte di fiori e foglie di palma intrecciata che si incontrano ad ogni passo, il suono dei tamburi nei templi, l’odore di incenso che si mescola a quello della pioggia tropicale. L’induismo balinese intreccia spiritualità e rituali, custodendo un legame con qualcosa di più grande.
Qual è la religione a Bali?
Bali è l’unica isola indonesiana a maggioranza induista – le altre sono musulmane – e la sua è una forma di induismo unica al mondo, che mescola induismo indiano, animismo locale e influenze buddiste. Più che una fede, è una filosofia della quotidianità: non si pratica solo nei templi, è dentro ogni gesto, ogni pasto, ogni fiore offerto alla divinità, I balinesi credono in un equilibrio cosmico tra forze positive e negative, tra il mondo degli dei e quello degli spiriti, e i rituali servono a mantenerlo.
Il calendario balinese: perché ogni giorno è sacro
Una delle cose che mi ha stupita di più è scoprire che i balinesi seguono due calendari insieme: il Saka, lunare, di 12 mesi, e il Pawukon, di 210 giorni. Il risultato è che a Bali non passa giorno senza che ci sia qualcosa da celebrare. Ci sono decine di ricorrenze sacre: il Saraswati day, dedicato alla dea della conoscenza, il Purnama, in occasione di ogni luna piena, il Kuningan, il Nyepi. Ognuna ha i suoi riti, i suoi colori, i suoi odori.
Galungan e Kuningan: la festa più bella di Bali
Se dovessi scegliere un solo momento dell’anno per visitare Bali, sceglierei il periodo del Galungan, senza esitazione. Si celebra ogni 210 giorni ed è, tra le varie cerimonie e festività a Bali, la più bella che abbia mai visto.
Cosa succede durante il Galungan
Il Galungan celebra la vittoria del bene (dharma) sul male (adharma). Si crede che in questi giorni gli spiriti degli antenati scendano sulla Terra a far visita alle famiglie, che li accolgono con offerte, preghiere e soprattutto con i Penjor: lunghe canne di bambù alte fino a cinque metri, decorate con foglie di cocco intrecciate, fiori e frutta, piantate davanti a ogni casa e lungo ogni strada. Camminare per i villaggi durante il Galungan è come attraversare un immenso tempio naturale, silenzioso e vivo allo stesso tempo.Le celebrazioni iniziano all’alba con le preghiere al tempio di famiglia, seguite da offerte preparate nei giorni precedenti dalle donne di casa. Nel pomeriggio ci si sposta al tempio del villaggio, vestiti con gli abiti tradizionali: le donne in Kebaya di pizzo bianco e gonna Batik, gli uomini in camicia bianca e Udeng, il copricapo tradizionale. Nei giorni successivi si fanno visite tra famiglie e si organizzano spettacoli di danza nei templi.
Kuningan a Bali: offerte, preghiere e riti finali
Il Kuningan arriva dieci giorni dopo il Galungan e chiude il periodo festivo: è il giorno in cui gli spiriti degli antenati risalgono al mondo celeste, salutati con le ultime offerte. Il colore dominante è il giallo del Nasi Kuning, il riso alla curcuma offerto nei templi e condiviso in famiglia, insieme ai Tamiang, cerchi di foglie di palma intrecciata, e agli Endongan, piccole borse di offerte.
Ngaben: la cerimonia di cremazione a Bali
Se c’è una cosa che ho imparato a Bali, partecipando ad una cerimonia di cremazione, è che la morte non è un tabù. È un momento di gioia e rinascita.
Cos’è il Ngaben e come si svolge
Il Ngaben è il rito funerario che accompagna l’anima del defunto verso la prossima vita: l’obiettivo è liberarla dal corpo fisico, purificarla con il fuoco, e permetterle di reincarnarsi o di raggiungere la liberazione dal ciclo delle rinascite. Il processo cambia in base alla casta e può richiedere mesi, o addirittura anni, di preparativi.
Si svolge in questo modo: i resti vengono dissotterrati, lavati e purificati con cura. Vengono posti in una torre funeraria che può arrivare ai nove metri, dentro un sarcofago dalle sembianze animali. Il giorno della cremazione l’intera comunità si mobilita: la torre viene portata a spalla da decine di uomini, fatta ruotare per confondere gli spiriti, tra tamburi e urla rituali, e infine dato alle fiamme. I familiari osservano senza lacrime, perché piangere – credono – trattiene l’anima. Le ceneri vengono infine portate al mare o al fiume più vicino e disperse, a chiudere il ciclo.
Assistere a un Ngaben: la mia esperienza
Era ottobre, a Pejeng, pochi chilometri da Ubud. Da settimane passavo le serate a sentire musica live nel locale di Bagus, uno di quei posti in cui ti senti a casa. Un giorno mi ha invitata al Ngaben di suo padre, sacerdote di casta brahmanica: che mi avesse inclusa in un momento così intimo l’ho vissuto come un privilegio raro.
Tutto è iniziato con un banchetto nel cortile della casa di famiglia. Poi la processione. Il corpo era nel Lembu, una scultura imponente di legno e cartapesta, portato in spalla da decine di uomini al ritmo frenetico del Gamelan. Agli incroci il Lembu veniva fatto ruotare su sé stesso, per disorientare l’anima e impedirle di tornare indietro. Dalla folla saliva un suono collettivo che non saprei definire né canto né grido, qualcosa di più antico, che sentivo vibrare nel petto.
Infine, un campo verde aperto. I familiari hanno deposto nel Lembu gli oggetti cari al defunto, con gesti lenti e precisi. Poi le fiamme.
Nyepi: il giorno del silenzio
Il Nyepi è probabilmente la festività balinese più famosa al mondo, e anche la più difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta. È il capodanno balinese, cade tra marzo e aprile, e non assomiglia a nessun Capodanno che tu abbia mai visto: è letteralmente un giorno del silenzio.
La notte prima del Nyepi: la parata degli Ogoh-Ogoh
La sera prima del Nyepi è, per contrasto, una delle notti più rumorose e spettacolari di Bali. I giovani dei villaggi sfilano portando enormi statue mostruose, gli Ogoh-Ogoh – demoni di cartapesta alti anche tre o quattro metri – costruiti nei mesi precedenti dai giovani dei villaggi. Rappresentano le forze negative che vanno allontanate prima del nuovo anno: la parata è rumorosa, caotica, festosa, le statue vengono fatte sfilare e “ballare” al ritmo dei tamburi e in tarda serata bruciate.
Ho assistito alla mia prima parata Ogoh-Ogoh ad Ubud e non dimenticherò mai quella folla, quei fuochi, quella musica: sembrava di essere dentro un bellissimo girone dell’inferno dantesco.
Le regole del Nyepi (anche per i turisti)
Durante il Nyepi Bali si ferma del tutto. Le regole sono quattro: niente fuoco né luce, niente lavoro, niente spostamenti – strade deserte, aeroporto chiuso – e niente intrattenimento. Valgono per tutti, turisti compresi: non si esce dagli alloggi, la rete internet può non funzionare, le luci restano spente o al minimo dopo il tramonto, e i Pecalang, le guardie tradizionali, pattugliano le strade.
La mia prima reazione è stata: un giorno intero senza uscire?Poi l’ho vissuto, e ho scoperto che è una delle esperienze più straordinarie che Bali possa offrire. Senza il rumore degli scooter, senza le luci dei negozi, l’isola torna alle origini e di notte puoi vedere persino la Via Lattea.
Il mio consiglio: vivilo come un reset. Io l’ho passato vista risaie, con in mano un libro che aspettava da mesi di essere terminato. Il genere di giornata in cui ti accorgi di quanto raramente ti fermi davvero.
La vita spirituale a Bali: rituali e danze sacre
C’è un altro aspetto della vita spirituale a Bali che va oltre il calendario delle festività: i riti quotidiani come il Melukat e le danze che nei templi mettono in scena da secoli la lotta tra il bene e il male.
Melukat: la purificazione nell’acqua sacra a Bali
Il Melukat è un rito di purificazione che si svolge alle sorgenti sacre. Il più famoso si pratica al tempio Tirta Empul, ma ci sono decine di altre sorgenti frequentate solo da gente del posto. L’acqua sgorga da fonti naturali ritenute sacre e viene solitamente convogliata in vasche dove i fedeli si immergono, guidati da un sacerdote, per purificare corpo e spirito.
Per il mio primo Melukat sono stata accompagnata da una guida locale che mi ha preparata con offerte e spiegazioni, mi ha fatto indossare un Sarong, obbligatorio per l’ingresso nell’area sacra della sorgente, e guidato nei vari passaggi del rituale.Non me l’aspettavo, è stata un’esperienza profondamente intima e liberatoria. Negli ultimi anni il Melukat è diventato un fenomeno virale su Instagram/Tik Tok, ma è lo spirito con cui ci si arriva a fare la differenza: viverlo per lo scatto perfetto non ha lo stesso valore di viverlo con un’intenzione sincera.
Danza Barong e Kecak: il folklore sacro di Bali
Le danze balinesi sono rituali religiosi. La danza Barong mette in scena la lotta eterna tra il bene (il Barong, creatura leonina protettrice) e il male (la strega Rangda). I costumi sono straordinari, la musica è ipnotica, e i danzatori raggiungono persino stati di trance.
La danza Kecak, nota come “danza del fuoco” o “danza delle scimmie”, è forse la più scenografica: decine di uomini seduti in cerchio, a torso nudo, producono con la voce un ritmo polifonico – “cak cak cak” – mentre al centro si svolge una rappresentazione teatrale. Ti consiglio di vedere la danza Kecak al tramonto, dalle terrazze del tempio di Uluwatu. Il sole che scende nell'oceano, il fuoco, le voci: non c’è posto più scenografico.
Come partecipare alle cerimonie balinesi
Una delle domande che mi sento fare più spesso da chi sta per partire per Bali è: posso davvero partecipare alle cerimonie balinesi, o sto invadendo uno spazio che non mi appartiene?
I balinesi sono un popolo accogliente, ma le loro tradizioni religiose restano qualcosa che custodiscono con cura. Il modo migliore per partecipare è farsi accompagnare da qualcuno del posto e rispettare poche regole di comportamento, oppure semplicemente osservare da lontano con rispetto.
Come vestirsi a Bali durante le cerimonie
Un altro quesito che spesso destabilizza è come vestirsi a Bali durante le cerimonie o quando si visitano luoghi spirituali.Per entrare in un tempio o assistere a una cerimonia serve indossare il Sarong (la gonna tradizionale) insieme alla Selendang, la fascia annodata in vita. Molti templi li prestano all’ingresso, in alternativa si possono acquistare per pochi euro.Per le cerimonie più formali è richiesto invece l’abito tradizionale completo.
Come scoprire le cerimonie durante il tuo viaggio
Chiedi alla struttura in cui alloggi. È la più semplice ma anche la più efficace risorsa. Scegli una guesthouse, i proprietari e il personale sono quasi sempre balinesi. Sano cosa succede nei villaggi vicini, quando c’è una celebrazione o una parata imminente e, se glielo chiedi, saranno lieti di coinvolgerti.
Cerca su siti dedicati. Esistono calendari balinesi online che puoi consultare prima del viaggio: cerca ad esempio “Bali calendar” o “Balinese Hindu calendar” e troverai siti che elencano le festività principali mese per mese.
Affidati a chi conosce l’isola davvero. Chi ci vive sa quali villaggi sono ancora fuori dai circuiti turistici, quando cadono le festività, dove andare per viverle senza perdersi nel caos, dove trovare un abito tradizionale e come indossarlo, come partecipare senza sentirsi un pesce fuor d’acqua.
Bali è molto più di spiagge e drink al tramonto. È un’isola in cui la spiritualità è parte fondamentale della loro cultura e, perdersi occasioni come queste, è come fare un’esperienza a metà.
Se cerchi un viaggio su misura che includa le cerimonie giuste per il tuo periodo di viaggio, i villaggi che non trovi sulle guide, le esperienze che ti lasceranno qualcosa di reale, scrivimi e progettiamo insieme il tuo viaggio a Bali.